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  DA WARHOL A BANDINELLI
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"Abuso di potere", uscita prevista per settembre 2003, sarà l'ultimo film firmato alla regia da Silvio Bandinelli. Silvio è sempre stato un regista poco prolifico e totalmente libero da censure di tipo commerciale. I suoi film hanno spesso trovato l'ostilità dei mercati per i contenuti troppo politici e sociali: perchè si fa riferimento all'attualità, perchè si paventano morbosi rapporti familiari, perchè "troppo intellettuali", perchè ...

Con l'avvento su scala europea delle televisioni satellitari la censura di mercato è divenuta sempre più forte: rinunciare oggi ai proventi televisivi, con la caduta libera dei prezzi nel mercato home video, vuol dire non rientrare dei costi produttivi. E i films di Bandinelli sono off-limits. Questo è uno dei motivi che farà di "Abuso di potere" il suo ultimo film. L'imprenditore (?!) fiorentino aveva iniziato a girare porno con lo pseudonimo Frank Simon, sì da tutelare i propri, rispettabili, dati anagrafici. Con la nascita di Showtime Silvio il regista decide di scendere in campo con il suo vero nome e cognome. In un mondo costellato dai più illustri colleghi pseudonimisti, decide di porsi come autentico. Crediamo che pubblico e media ne abbiano compreso il senso decretando a Bandinelli successo di vendita ed attenzione mediatica.

Un elemento di autenticità dei film a firma Silvio Bandinelli è sempre stato il rispetto per la storia e dunque per l'attendibilità della sua messa in scena; perciò realizzare un film di Silvio Bandinelli è sempre stato molto impegnativo e poco remunerativo per i produttori. Molto più remunerativa la parte comedy a firma Bandinelli&Simon. Ma c'è di più in questo ritiro. C'è un paradosso: il sentirsi estraneo al sistema del porno ed ai suoi partecipanti, avvertire i propri film come falsi, la propria firma vera come contraffatta. Vestito con lo pseudonimo tutto torna reale, nulla appare più contraffatto ed anche i palloni si sgonfianoÉ. E poi c'è la gioia di dedicare il proprio tempo perduto alla regia per lavorare ai progetti di nuovi autori sottraendosi ad una visione egocentrica della propria mission aziendale.

E' in questa chiave che va letto l'abbianre il nome Factory (omaggio citazionistico a Corman e Warhol) alla new way di Showtime. La factory è un luogo in cui la creatività , il mestiere e i mezzi di cui essa dispone, sono offerti ai giovani talenti che, a loro volta, insegnano ed arricchiscono il patrimonio di conoscenze della Factory stessa e del suo fattore. Il primo prodotto in clima factory è stato Andy Casanova, la cui collaborazione è iniziata prima di "Cuba". Andy (pseudonimo di Andrea) Casanova (pseudonimo di ) si presenta come un vero talento, ma senza mestiere e senza regole. Nel clima factory Andy diventa quel che è diventato. I film di Casanova sono ostili alla digestione dei critici e dei pornobenpensanti e questo è già per noi un vero onore.

Circa il successo commerciale chi ci legge saprà darsi la risposta. Poi è arrivata Susi Medusa Gottardi, senza pseudonimo. Forte già di alcune esperienze minori sotto pseudonimo, ma soprattutto con una personalità artistica già ben delineata e di successo. Susi infatti è musicista, stilista, pittrice; ed è un' artista di culto in certe aree europee di estrazione fetish. Il lavoro factory è stato soprattutto quella di metterla a suo agio e in totale libertà creativa. Ed è stato un altro successo, sia nostro che dell'artista. Frank Simon è invece regista da tempo consolidato, ed è nell'azienda. Anche lui (lei) è fattore nella fattoria.

Poi c'è Marco Trevi. Autore senza corpo, Trevi ha firmato "Storie di ordinaria follia" e "Trevi Voyeur", ma l'idea Factory non c'era. Adesso che è in noi, vedremo cosa il Trevi assente saprà proporre. Non dimentichiamoci che c'è un Bandinelli, regista disoccupato e in cerca di pseudonimo. Un felice 2003.
 

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